«Vittorio è un bambino felice»

Testimonianza a Uno Mattina (Rai1) di Nunzio Calò ed Enza Mastromauro, genitori di Vittorio, un bambino di 10 anni affetto da “trisomia 21”.
È stata una testimonianza da cui è emerso uno spaccato di vita tangibile e autentico.

Le reazioni e le polemiche innescate dal tweet del britannico Richard Dawkins – che lo scorso 20 agosto aveva definito “immorale” la scelta di dare alla luce un bambino affetto da sindrome di Down – continuano a tenere banco sui media italiani e, prima di rimbalzare sugli schermi di “Uno Mattina”, passano da Corato.

Il noto programma di infotainment in onda su Rai Uno, infatti, stamani ha ospitato una coppia coratina, Nunzio Calò ed Enza Mastromauro, genitori di Vittorio, un bambino di 10 anni affetto da “trisomia 21”.

È stata una testimonianza, quella dei coniugi coratini, da cui è emerso uno spaccato di vita tangibile e autentico: dalla consapevolezza della patologia del feto alla trepidante scelta di condurre a termine la gravidanza;  dalla nascita di Vittorio alla scoperta del grande ventaglio di abilità “diverse” in cui il loro figliolo si esprime, fino al rapporto con il fratello maggiore, e con quella famiglia allargata che è l’associazione “Gocce nell’oceano” onlus, di cui Calò è presidente.

Nel “cinguettio” incriminato Dawkins – descritto dai media italiani come “celebre studioso e biologo britannico”, e non nuovo a sortite discutibili – alla domanda di una donna che gli chiedeva “cosa dovrei fare se fossi incinta di un bambino con la sindrome di Down?” ha risposto in modo tranchant: “Abortisci e tenta di nuovo. Sarebbe immorale metterlo al mondo se puoi scegliere”.

L’opzione suggerita, laconica e senz’appello, ha suscitato un catena di indignazione nel mondo, vista la delicatezza del tema e di tutte le sue implicazioni etiche. Centoquaranta caratteri (lo spazio di un tweet) hanno così scarnificato uno dei temi più complessi che si possa incontrare nel percorso di vita, con una rappresentazione spicciola delle possibili scelte, al netto dei profili più religiosi.

Il contributo diretto dei coniugi coratini, invece, ha offerto un’altra via. Chiaro il messaggio: una strada alternativa non solo è possibile, ma pure praticabile, se solo si pensi alla carica di umanità di cui i bambini “down” sono portatori; allo scambio di abilità che arricchisce e sorprende nella relazione con loro; all’interazione che si fa moltiplicazione di possibilità. E di vita.

I “genitori di Vittorio” hanno rappresentato la loro scelta con raro equilibrio, e una carica di dignità e umanità che giunge vivida oltre lo schermo. Nelle parole e nei lucciconi di mamma Enza, donna e madre, prima che medico, non c’è stata traccia alcuna di giudizio e condanna nei confronti delle coppie che scelgono diversamente. Anzi, con amorevole e umana comprensione ha spiegato che “c’è tanta paura del futuro, di non saper accudire il bambino, di doverlo lasciare quando non ci sarai più; paura (appresa la notizia della patologia, ndr) che il nascituro non possa avere una buona qualità della vita. È questo che spinge una donna ad abortire, forse è lì che vanno supportati i genitori. Invece – ha proseguito la signora Calò – avere una buona qualità della vita è possibile”.

E se Richard Dawkins ha giustificato le sue parole con una pretesa attenuante, il voler “evitare che un bambino down possa essere infelice”, mamma Enza ha risposto con una dichiarata provocazione: “dovrebbe passare un pezzetto della sua vita con una persona down e scoprirebbe un mondo fantastico. Quei bambini sono persone eccezionali, solo stando con loro ti accorgi della bellezza straordinaria di questi bambini”.

Nella breve quanto intensa intervista c’è stato spazio anche per alcuni aneddoti. Papà Nunzio, infatti, ha raccontato del rapporto di Vittorio con Angelo, il fratello maggiore – normodotato, si direbbe col linguaggio spigoloso delle etichette cui la società è avvezza. “Cinque anni fa, Angelo ci chiese: ‘perché Vittorio parla inglese’?”, così Calò ha ricordato le difficoltà di comunicazione iniziali fra i due fratellini, per poi esprimere il grande sollievo che ha avuto “la settimana estiva dedicata alle famiglie con bambini down organizzata da un’associazione”.

Poi, in conclusione, la signora Enza – vestendo i panni di medico, prima – ha sottolineato come “la persona down non è quella descritta dai libri […], vivere la vita con una persona è diverso”, quasi a mettere in guardia chi si affida alle algide, tecniche descrizioni della patologia che la letteratura medica fornisce. Molti genitori, infatti, secondo Enza Mastromauro, leggono su internet quelle informazioni che, dismesso il camice, non sono tutto.

“Vittorio è un bambino felice” hanno detto all’unisono i coniugi Calò.

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