Quella carezza a Papa Francesco, una benedizione

Un piccolo gesto che vale. Per credenti e non credenti, in questo caso non è il punto fondamentale. Anche se di mezzo c’è un Papa e certamente la fede. Piazza San Pietro, un normale mercoledì, migliaia di persone, Papa Francesco che passa fra la folla e si ferma per una benedizione, un saluto, un sorriso. Già visto. Almeno se descritto così. Perché poi ogni volta con questo pontefice c’è qualcosa che fa riflettere. Basta un’immagine (qui nella fotogallery da Corriere.it). C’è quella carezza. Non è di Francesco. Si china lui a riceverla. E’ un giovane ragazzo con disabilità, nato con la sindrome di Down, a portare la mano al suo viso, alla sua guancia, al suo capo. Le parti in scena che sembrano invertirsi. E probabilmente è proprio così.

Il senso arriva lì: quella mano è materna e paterna. “Ti proteggo io, non preoccuparti”. E ancora: “Ti voglio bene, sei con me, non aver paura”. Vengono in mente altre parole. Due Papi che la Chiesa ha appena indicato come Santi, che anche per chi non ha fede hanno significato cambiamenti e portato riflessioni. Chissà se sono risuonate nella testa di Francesco. Quelle altre parole che ci sono ricordate da una carezza di un giovane come tanti, ma che la disabilità porta spesso a essere considerati pochi e distanti, gli “ultimi” dell’Evangelo, coloro che sono discriminati da una società sempre più utilitaristica e meno solidale. Per quel giovane e per Bergoglio no: “Sono io che benedico te” c’è in quella immagine.

Ecco tornare le parole di Papa Giovanni. Era lui che diceva: “Continuiamo a volerci bene”. E indicava il gesto più semplice e immediato: “Quando tornate a casa, date una carezza ai vostri bambini, dite che è la carezza del Papa”. Ai bambini, ultimi anche loro, meno difesi anche loro. Papa Francesco porta carezze. Quante volte lo abbiamo visto in questi mesi. Lo ha fatto alla lavanda dei Piedi per la Pasqua con dodici persone con disabilità (ne scrisse anche Antonio Malafarina proprio su InVisibili, e lo potete trovare cliccando qui). E le riceve. Dagli ultimi.

E ancora Giovanni Paolo e quel suo consiglio: “Non abbiate paura”. Altro contesto, ma non importa. Ancora il senso. Quella mano che carezza il Papa significa anche questo: “Ci sono io, stai tranquillo”. La debolezza che porta dentro una forza infinita. Perché la disabilità è debolezza sociale, non solo materiale o il contrario della forza. Ma non per quel giovane e per Francesco. Una rivoluzione in un gesto. Grazie a un giovane con sindrome di Down e un Papa che sta con gli ultimi.

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