….quei 5 secondi. La testimonianza di un papà. Per la festa del papà

Mi era capitato qualche volta di leggere di sfuggita articoli che trattavano della sindrome di Down e del calo drastico delle nascite negli ultimi vent’anni in seguito alle analisi pre-natali. Sempre con quel minimo di attenzione che merita un argomento delicato ma che sentivo difficile da affrontare e lontano.

Poi sono bastati 5 secondi.
Quei 5 secondi in cui ho visto per la prima volta mio figlio
Quei 5 secondi in cui i nostri occhi si sono incrociati per la prima volta.
Quei 5 secondi in cui il nostro piccolo Renzo, nato pochi minuti prima, ha aperto gli occhi e mi ha cercato, guardato, scavato dentro.

Intorno i medici si affannavano a cercar di capire perché il respiro non saturasse mentre lui, dentro la culla termica, era totalmente protetto dal mondo e cercava aiuto.

Ha aperto gli occhi proprio mentre gli mandavo un bacio attraverso il vetro.
E quando i nostri occhi si sono incrociati, in quel preciso momento, ho avuto una scossa: sindrome di Down.
La cosa più dura è stato però non poterlo abbracciare, baciare, accarezzare.

Avrei voluto stringerlo e invece i medici hanno deciso di trasferirlo subito in terapia intensiva ancor prima che la mamma uscisse dalla sala dove aveva subito il cesareo.

Ci sono voluti quindici giorni perché Renzino uscisse dall’ospedale, con un quadro decisamente migliorato: nessuna cardiopatia ma solo qualche problema polmonare che si è risolto con l’assistenza di medici che lo hanno assistito come fossero i suoi angeli custodi.

La mamma intanto si era completamente ripresa dall’intervento. Ora occorreva affrontare la realtà: Renzino aveva un cromosoma in più nella coppia 21, anche gli esami genetici lo confermavano.

E noi non sapevamo niente della sindrome di Down. Ma niente davvero. Quel pò che pensavamo di sapere erano luoghi comuni che non corrispondevano alla realtà.

Ma evidentemente c’era un disegno preordinato che Qualcuno ci aveva preparato: da subito abbiamo incontrato medici davvero bravi e prodighi di consigli. Poi pian piano abbiamo conosciuto altre famiglie, altri bambini e bambine con trisomia21. E letto tanto, tantissimo. Dal web e non solo. E poi fatto tante domande a medici, esperti, ad altri genitori.

E così abbiamo capito la bellezza, la ricchezza di un figlio con la sindrome di Down.
Michelangelo diceva che per fare il suo Mosè gli era stato sufficiente togliere quel po’ di marmo che c’era in più. E il risultato è una delle opere più belle del nostro Rinascimento. Così, per vedere Renzino, è stato sufficiente togliere quel po’ di più che i nostri preconcetti vedevano, e sotto c’era e c’è un bambino bellissimo, con una voglia di vivere enorme, che ha superato anche momenti difficili e che ogni giorno ha come primo gesto del mattino un sorriso alla mamma, che illumina tutta la giornata.

Con Renzino è come se avessimo cambiato le lenti con cui vediamo il mondo. Mondo che è sempre lo stesso, ma visto con gli occhi di chi ogni giorno ti fa capire che ogni vita è bellissima, che ognuno ha qualcosa da dare.
Certo, le difficoltà non mancano, ma anche le cose belle sono davvero ricche di significati.

E’ ormai passato più di un anno dal giorno in cui nella nostra famiglia è arrivato il terzo bimbo: Renzino. E il pensiero torna spesso a quello che pensavo prima che nascesse: tante maternità sono interrotte perché gli esami genetici dicono sindrome di Down.

Ecco, vorrei poter dire a quelle mamme, a quei papà, che cosa si perdono nel non accettare un figlio con la sindrome di Down. Perché è vero: ogni figlio è un arricchimento, ma un figlio con la sindrome di Down è una bella, bellissima rivoluzione che ti mette sottosopra la vita e ti fa capire meglio proprio cosa sia la Vita

Pier Luigi Sforza (twitter @PierSforza_TW)

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