«Jesse, il mio figlio down ha una missione: amare le persone nel momento e nel modo in cui ne hanno bisogno»

Jesse«Sicuramente all’inizio ci siamo spaventati per il fatto di avere un figlio diverso, non sapendo che cosa ci fosse che non andava». Jim padre di Jesse, affetto da trisomia 21, ha raccontato al sito americano LifeNews.com la sua esperienza.
La notizia «può spaventare» e «noi l’abbiamo affrontata con la preghiera e la decisione: “Ok, se Dio ci ha mandato questo figlio significa che è una benedizione”. Ed è così che lo abbiamo trattato». I momenti difficili sono stati molti ma sono imparagonabili «alla quantità di benedizioni ricevute».

UN’INTUIZIONE DIVERSA. Grazie al figlio, la famiglia di Jim è entrata in contatto con altri bambini con la medesima sindrome: «c’è una certa qualità che caratterizza i bambini Down: uno dei loro tratti è la capacità di amare, la loro tenerezza e la capacità di affezione». Ecco perché se anche «abbiamo pensato spesso: “Ok sono qui per Jesse”, non possiamo spiegare quanto invece sia lui ad essere qui per noi». Del figlio, Jim ammira sopratutto l’abilità di saper ascoltare la gente. «È dotato di una capacità intuitiva speciale, capisce di che cosa le persone hanno bisogno e come si sentono, si accorge se sono tristi o felici, con una percezione maggiore rispetto a noi».
Per il padre il piccolo Jesse ha «una missione: amare le persone nel momento e nel modo in cui ne hanno bisogno». Anche per questo «lavorare con questi bambini è un’esperienza arricchente», attraverso cui «imparare chi siamo e apprendere modi nuovi e diversi per comunicare con chi non riusciamo a capire. Questo sperimentiamo grazie a Jesse e ai bambini che tramite lui sono entrati nella nostra vita».

@frigeriobenedet

Lascia un commento