Il metodo Feuerstein

Sara segue il metodo Feuerstein da circa tre anni e ha conseguito evidenti progressi nel campo dell’autonomia, nel concetto di se e nella volontà di apprendimento. Arrivata all’età di 10 anni gli specialisti dell’ambito psico-pedagogico avevano rinunciato all’idea che potesse ancora acquisire progressi sostanziali. Grazie al Metodo Feuerstein oggi Sara, affetta da Sindrome Down, è una persona cresciuta, cambiata, che si sta avviando al passaggio dell’adolescenza con maggiori strumenti  di autonomia e di consapevolezza. La teoria alla base di questo metodo è che il cervello umano possiede potenzialità insite di inventare nuovi percorsi di apprendimento laddove la persona colpita da un trauma fisico o psicologico incontri un mediatore in grado di capirla e sostenerla adeguatamente: i danni  che la persona possiede in partenza o quelli subiti durante la sua vita, non importa a quale età, non  costituiscono una condanna irreversibile. La teoria della modificabilità cognitiva strutturale elaborata da Reuven Feuerstein, psicologo israeliano, ci dice che tutti gli esseri umani sono sistemi aperti, la cui struttura cognitiva, a seguito di appropriati interventi, può essere modificata. Il metodo è stato applicato con successo su bambini immigrati, su quelli sopravvissuti all’olocausto dei campi di concentramento nazisti, su persone con problemi mentali e di apprendimento di vario genere e in modo particolare sui bambini con sindrome Down.

Tre sono le fasi di lavoro che il metodo comporta:

–           Valutazione della propensione all’apprendimento.

Attraverso test specifici vengono valutate le potenzialità, la propensione della persona ad essere modificata. Si conoscono le sue modalità di funzionamento intellettivo per essere in grado di migliorarle.

–           Programma di arricchimento strumentale.

Il mediatore inizia a lavorare sulla modificabilità dell’individuo in modo da renderlo capace di continuare a modificarsi in modo autonomo. Si aumenta e si sviluppa la capacità di apprendimento agendo sulle strutture mentali. Non ci si limita ad insegnare delle tecniche ma la persona deve divenire consapevole dei processi di pensiero che mette in atto per risolvere uno specifico problema. Ciò accade se innanzitutto il mediatore agisce sulla motivazione intrinseca dell’individuo.

–           Modellamento di un ambiente modificante.

Importante è l’inserimento della persona in un ambiente capace di continuare a stimolare in modo intenso i processi di pensiero e di autonomia , che si tratti dell’ambito famigliare, scolastico o lavorativo. Da soggetto sempre protetto a persona investita di responsabilità concrete che deve imparare a gestire.

L’applicazione del metodo comporta tempi abbastanza lunghi ed il mediatore deve essere specializzato in appositi centri in modo da riuscire ad applicare scientificamente le complesse tecniche di stimolazione previste dal programma. Per un primo approccio si consiglia la lettura del testo “La disabilità non è un limite: se mi ami , costringimi a cambiare.” R. Feuerstein,Y. Rand, R Feuerstein. Libri Liberi- Firenze.
Chi fosse interessato a conoscere i centri presenti in zona può contattare Ferdinando e Donatella presso il seguente indirizzo mail: ferdinandociani@libero.it

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