Francia. Lejeune accusato di essere un “usurpatore”. La moglie: “Non gli perdoneranno mai” la condanna dell’aborto

«A 87 anni esco dal mio silenzio per difendere Jerome Lejeune, mio marito, morto 20 anni fa». Comincia così la lettera che Birthe Lejeune (qui intervistata da tempi.it), moglie del genetista che ha scoperto la sindrome di Down, ha deciso di scrivere al giornale francese La Croix per difendere il marito, di cui è in corso la causa di beatificazione, accusato in Francia di aver avuto un ruolo minore nella scoperta e di aver usurpato il lavoro di altri due ricercatori.

LE ACCUSE. Il 28 ottobre 2013 un gruppo di biologi del Centro nazionale di ricerca scientifica francese e dell’Istituto nazionale della salute e della ricerca medica (Inserm) ha presentato un esposto al comitato etico dell’Inserm perché venisse riconosciuto il contributo reale di Marthe Gautier, oggi 89enne, nella scoperta della trisomia 21, che causa la sindrome di Down. Lo scorso 14 settembre, il comitato ha pubblicato un documento nel quale accusa Jerome Lejeune di non aver avuto «un ruolo preponderante nella scoperta» della sindrome di Down e di aver in qualche modo usurpato il lavoro dei colleghi Raymond Turpin e Marthe Gautier (foto a destra), che non era una genetista.

LA REPLICA. Il documento ha fatto scalpore e ha provocato la reazione della Fondazione Jerome Lejeune, la quale ha ricordato documenti alla mano che «Jerome Lejeune è stato il primo a contare 47 cromosomi e a stabilire scientificamente per la prima volta un legame tra l’anomalia cromosomica e un ritardo mentale». Inoltre, aggiunge la fondazione, è stato Raymond Turpin, a capo del gruppo di ricerca, a chiedere a Lejeune di firmare per primo l’innovativo studio pubblicato nel 1959. Infine, conclude la Fondazione, «Lejeune non ha mai mancato di riconoscere e apprezzare il ruolo che madame Gautier ha avuto nella scoperta della trisomia 21».

marthe-gautierRISPOSTA DELLA SIGNORA LEJEUNE. «Marthe Gautier – ha scritto la moglie di Lejeune nella sua lettera a La Croix – sa benissimo che per tutta la sua carriera Jerome non si è mai dimenticato di ringraziarla. Basta andarsi a rileggere il testo della lezione inaugurale del 1965. Oggettivamente, lo studio degli archivi [e di documenti manoscritti] contraddice le parole recenti di Marthe Gautier [che dal 2009 sostiene di aver fatto la scoperta da sola e di essere stata usurpata]».

«PERCHÉ QUESTO ACCANIMENTO?». Ma allora, si chiede Birthe (foto a fianco), «perché questo accanimento contro Jerome oggi? La ragione è semplice. Lui era un genetista e a questo titolo sapeva che la vita comincia nell’istante preciso del concepimento. Era un medico della scuola d’Ippocrate, e a questo titolo si rifiutava di sopprimere la vita degli esseri umani una volta che erano stati concepiti. Nel 1969, a San Francisco, il giorno della consegna del William Allen Memorial Award, ha denunciato pubblicamente le minacce della scienza alla vita e le derive della cultura della morte».

Jerome-Lejeune_trismonia-21_sindrome-di-Down«NON LO PERDONERANNO MAI». Questo discorso, prosegue, «ha fatto scandalo ma il suo coraggio e la sua coerenza gli sono valse l’ammirazione di tutti. Continuando le sue ricerche, si è preso il rischio di opporsi a una certa scienza per restare libero di difendere l’essere umano unico e vulnerabile fin dal suo principio. Sapeva che per questo rischiava di perdere il premio Nobel. È stato coraggioso e io sono fiera di lui. Ma le sue prese di posizione [soprattutto contro l’aborto] non gli saranno mai perdonate!».

«LA VERITÀ SCOMODA». Ora, «a 20 anni dalla sua morte», vogliono farlo passare «per un opportunista e un usurpatore». «Senza che possa difendersi cercano di screditare un uomo che si è opposto alla medicina selettiva e a una ricerca mortifera. Facendo così, vogliono ridicolizzare il suo impegno a servizio della vita. A 87 anni, io non sono pronta a lasciar perdere e a permettere che insinuazioni e contro-verità danneggino l’immagine di colui che ha servito i suoi pazienti e le persone più vulnerabili con tutta la sua intelligenza e il suo cuore. Come possono pensare che una voce discordante abbia ragione delle migliaia di pazienti che ha aiutato e famiglie che ha confortato, delle centinaia di colleghi che ha frequentato, dei comitati di lettura, di giurie francesi ed estere che hanno esaminato la sua produzione scientifica per 40 anni, delle dozzine di accademie e università che l’hanno accolto e che gli hanno reso omaggio? La verità scomoda è che lui è stato un segno di contraddizione. Davanti alla menzogna che uccide, lui ha avuto il merito di non farsi mettere a tacere. La sua opera e la sua reputazione gli rendono testimonianza».

Leone Grotti

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