Da una ricerca italiana una possibile cura per i disturbi cognitivi

Dopo lo studio del Bambino Gesù sulle cause di infezioni frequenti, un altro dell’Istituto di tecnologia di Genova apre grandi prospettive per il trattamento dei deficit causati dalla trisomia 21. Nei test sui topi si è visto che un comune diuretico, riequilibrando l’attività del neurotrasmettitore-chiave, ha portato a un completo recupero dei processi di memoria e apprendimento. Il prossimo passo sarà un trial su pazienti tra i 10 e i 24 anni

di ELVIRA NASELLI

Proprio a ridosso della Giornata mondiale delle persone con sindrome di Down (21 marzo) due importanti studi aprono strade interessanti, che possono cambiare la qualità della vita dei soggetti con trisomia 21 (ovvero con tre copie anziché due del cromosoma 21).

Il primo è dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, è stato pubblicato su European Journal of Immunology e individua le cause delle frequenti e spesso gravi infezioni che colpiscono i soggetti affetti da sindrome di Down, proponendo di intensificare le vaccinazioni con un aumento del numero dei richiami. L’altro, appena pubblicato su Nature Medicine, è dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e dimostra invece come un comune farmaco diuretico, il bumetadine, riesca ad avere effetti positivi sui deficit cognitivi causati dalla sindrome di Down, aprendo la strada a possibili sperimentazioni cliniche su pazienti, peraltro già in programma in collaborazione con l’unità di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù di Roma.

La grande novità di questo studio è che, per la prima volta, si potrà testare in maniera relativamente veloce su individui affetti da sindrome di Down una possibilità di cura per i disturbi cognitivi, con un farmaco noto da tempo e che presenta pochi e non gravi effetti collaterali. La chiave dello studio è il neurotrasmettitore GABA (acido gamma-ammino butirrico), che regola la comunicazione tra i neuroni, moderando l’enorme flusso di informazioni. Nei soggetti con sindrome di Down il GABA funziona al contrario: anziché inibire il flusso, lo promuove rendendolo eccessivo e sregolato. Questa inversione dell’azione del GABA è dovuta allo squilibrio di un elettrolita, lo ione cloruro. “Squilibrio che però può essere corretto – spiega Andrea Contestabile, uno dei coordinatori del lavoro – riducendo la concentrazione di ione cloruro”.

Come? “In passato si erano testati su modelli murini gli antagonisti del recettore GABA – premette Laura Cancedda, l’altra coordinatrice dello studio – , ma i farmaci testati potevano avere potenzialmente effetti collaterali molto importanti, quali le crisi epilettiche, che nei soggetti Down sono anche più frequenti. La nostra ricerca ci ha permesso invece di capire che una soluzione alternativa era quella di far lavorare meno il trasportatore che regola lo ione cloruro. E abbiamo scoperto che questo ruolo poteva essere svolto in maniera molto efficace da un comune diuretico”.

Poiché il farmaco dovrebbe essere preso a vita, i pochi effetti collaterali hanno giocato un ruolo importante. “L’effetto collaterale maggiore descritto per bumetadine è la riduzione di potassio nel sangue
– continua Contestabile – ma è facilmente rimediabile con l’utilizzo di integratori salini”.

Ma veniamo ai dati, straordinari, anche se i ricercatori invitano sempre alla massima cautela. “Sui topi trisomici – racconta Cancedda – la somministrazione di bumetadine ha determinato un completo recupero sia dei processi di memoria che di apprendimento. Con una percentuale vicina al 100 per cento. Un ottimo risultato, anche se parliamo solo di modelli animali”.

Se il risultato potrà essere translato nell’uomo si scoprirà appena arriveranno i permessi del comitato etico del Bambino Gesù – entro qualche mese – e dell’Aifa. Ma è già pronto un trial, che dovrebbe durare circa un anno, che recluterà una sessantina di pazienti di età compresa tra i 10 e i 24 anni. Che cosa ci si aspetta? “Pur prevedendo performance variabili – conclude Contestabile – speriamo in un miglioramento delle capacità cognitive e della memoria. Lo stesso schema è già stato applicato in alcuni studi pilota su individui affetti da autismo e potrà essere utilizzato in altre malattie del neurosviluppo in cui vi siano indicazioni di azioni eccitatorie del GABA”.

Lascia un commento